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Il norvegese delle foreste, il gigante buono

Snorre

Scopriamo insieme il suo meraviglioso carattere

Forza e al tempo stesso fascino, questa è la prima impressione che si ha guardando un norvegese delle foreste. Come non rimanere attratti dalla bellezza un po’ selvaggia di questo grande gatto ?

Fornito dalla natura di un manto incantevole,  il suo sguardo tenero ispira fiducia, e al tempo stesso sprigiona un alone di forza e di dolcezza.
Tutto in lui è equilibrio: la testa, che si inserisce perfettamente all’interno di un triangolo equilatero, il suo profilo dritto, il mento fermo, i suoi occhi grandi, espressivi e leggermente a mandorla e le orecchie erette, spesso ornate da un ciuffetto elegante, come quello di una lince.
I maschi, che arrivano a pesare fino a 7 Kg, sono significativamente più grandi delle femmine, il cui peso invece oscilla tra i 4 e i 5 kg.  La sua maturità è molto lenta e viene raggiunta intorno ai 4-5 anni.

Questo gatto, molto sicuro di sé, ha una grande personalità e alcuni tratti del suo carattere sono molto simili a quelli del cane.

Affettuoso e coccolone, desidera la presenza e la vicinanza al suo padrone e fa di tutto per attirare la sua attenzione, in particolare attraverso i suoi atteggiamenti e il suo miagolio molto modulato ed al tempo stesso eloquente, al punto che vi sembrerà che lui vi parli.

Dal carattere flessibile, il norvegese è un gatto molto intelligente, al punto da essere in grado di ricordare un’esperienza e di riprodurre le stesse condizioni per raggiungere i suoi fini.
Particolarmente socievole e tranquillo, ma al tempo stesso anche giocherellone, possiede anche un certo “spirito di squadra”, adattandosi molto facilmente a bambini e ad altri animali.
Il norvegese è anche un grande sportivo, che si arrampica sui tronchi ad una velocità sorprendente, scendendo a testa in giù; inoltre non esita ad entrare in acqua e a nuotare.

Dotato di muscoli possenti, grazie alla sua grande flessibilità e velocità di movimento è un cacciatore eccezionale dall’efficacia assai temibile per le prede.

Quello che so è che non si resta insensibili al suo fascino.

Come è possibile non innamorarsene ?

Il gatto norvegese, una storia tra mito e leggenda

Tanti secoli fa vivevano dei gatti molto grandi in Norvegia …

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Blue Lynx Gael Monfils

Grande, calmo, affettuso, intelligente, nobile e giocherellone allo stesso tempo: il gatto norvegese ha un look ed un carattere irresistibile.

Ma quale è l’origine di questo “gigante buono” ? Da quali terre proviene ?

La sua storia è strettamente legata al popolo dei Vichinghi. Nel corso dei secoli numerosi racconti e leggende avevano evocato in Scandinavia la presenza di grandi gatti: bianchi erano ad esempio i gatti che tiravano il carro di Freya, la dea della fertilità e dell’amore; una leggenda norrena narra che Thor, il potente dio del tuono, non fu in grado di sollevare uno di quei gatti, talmente questo era pesante. Altri gatti mitici, come il “gatto-fata” dalla lunga coda folta, eredi dei primi gatti leggendari, appaiono in diverse storie scandinave scritte per bambini nel XIX secolo. E nei racconti popolari, il termine Skogkatt, che significa “gatto dei boschi”, è più volte menzionato come un gatto ninfa con una grande coda folta: un “gatto – troll”, una sorta di genio della casa.

E’ probabile che l’arrivo in epoca preistorica di gatti a pelo corto venuti dall’Europa del Sud fosse all’origine della razza, con una selezione di individui capaci di sviluppare un manto folto tale da resistere al rigoroso clima della Norvegia.

Gli antenati del gatto delle foreste norvegesi sarebbero nati sulle rive del Mar Caspio tanto tempo fa e sarebbero arrivati ​​nei paesi scandinavi attorno al VII secolo, dove probabilmente cominciarono a vivere con i Vichinghi, come testimoniano resti trovati nelle tombe di questi grandi viaggiatori. Alcuni sostengono che i Vichinghi li avrebbe portati dall’Asia Minore a cacciare i topi che infestavano le loro lunghe navi, altri credono che furono introdotti da altre tribù dell’Europa centrale o dell’Asia, che si erano tarsferite in Scandinavia prima del Medioevo.

Si narra che il navigatore Leiv Eiriksson, figlio di Erik il rosso,  avrebbe scoperto questi gatti durante una battuta di caccia con il falco insieme al re Olav (che regnò dal 995 al 1000). All’improvviso Leif notò qualcosa. “In nome del cielo ! Che animali sono questi tra gli alberi ?” domandò lui. “ Dei gatti delle foreste” rispose il re. Leiv disse che non poteva trattarsi di gatti per il modo in cui scendevano a spirale dai tronchi degli alberi. Il re rispose che questi gatti erano stati spesso visti nelle foreste norvegesi e che il motivo per cui erano così agili era che possedevano un’unghia in più, e che alcuni dicevano che fossero il risultato di un incrocio tra lo scoiattolo e la lince.
“Prendetemene alcuni, affinché io possa portarli in Groenlandia con me” disse Leiv, che li voleva come gatti sulle navi ed il re promise di procurargliene alcuni, in segno di amicizia. Così li mise sulle sue navi vichinghe al fine di proteggere il cibo da ratti e topi. Il navigatore norvegese ed i vichinghi erano infatti in partenza per un lungo viaggio, che dopo tre o quattro mesi li avrebbe portati dall’altra parte dell’oceano, in America, dove sarebbero sbarcati nell’anno 1002.

Un prete danese che viveva in Norvegia negli anni 1550, Peter Clausson Friis, e che si interessava molto alla flora e alla fauna locale aveva suddiviso la lince norvegese in tre classi:

  • la “volpe-lince”,
  • il “lupo- lince”,
  • il “gatto-lince”.

Più tardi si chiarì che quello che era chiamato da Peter Clausson Friis “gatto-lince” era semplicemente un gatto delle foreste norvegesi. La sua somiglianza fisica con la lince (grandezza, collaretta, ciuffetti sulle orecchie) era inoltre confortata dalla sua abilità a catturare i pesci nei laghi e nei ruscelli … proprio come la lince.

Divenuto per forza di cose un gatto nordico, il norvegese si adattò naturalmente ad un ambiente piuttosto duro. Così lo Skogkatt ha infoltito il proprio pelo per ricoprirsi con un manto morbido impermeabile in grado di proteggerlo sia della pioggia, che dalla neve, costituito da un sottopelo lanoso e da un rivestimento esterno lungo e impermeabile. Il suo pelo non ha nulla a che vedere con quello del gatto selvatico europeo, ma piuttosto assomiglia a quello dell’orso polare e della volpe.

Dovendo cacciare per sopravvivere, il norvegese è diventato un eccellente atleta ed ha guadagnato in termini di dimensioni dei muscoli per rimanere in vita. Si dice che le colorazioni del mantello si siano sviluppate seguendo le differenti regioni della Norvegia per celarsi meglio nel paesaggio.

La gente del paese aveva notato questo gatto robusto che non aveva affatto paura di avvicinarsi alla fattoria per ripararsi nelle stalle, che liberavano da ratti e topi. Ma nel corso degli anni, i gatti norvegesi sono stati incrociati con gatti di casa, cosa che ha in qualche modo alterato le loro caratteristiche originali.

Nel 1912, l’autore norvegese Gabriel Scott scrisse un libro per bambini il cui personaggio principale è proprio un gatto norvegese chiamato Solvfaks, tuttora uno dei libri più importanti della letteratura per i ragazzi norvegesi.

Intorno al 1930 gli allevatori scandinavi decisero di interessarsi di questo gatto indigeno. Così ne iniziarono l’allevamento al fine di salvaguardare la sua originalità. Seguendo un lavoro metodico, gli allevatori selezionarono i loro soggetti per morfologia e per il bell’aspetto, preservando questa razza naturale, minacciata da vari incroci non controllati con gatti a pelo corto. Fu il bel maschio di Pan Truls dell’allevamento della signora Nylund, a venir preso come modello per lo standard ufficiale del gatto norvegese, essendo il primo norvegese delle foreste a ricevere un pedigree dalla Federazione Internazionale Felina. Nel settembre del 1972 la razza viene riconosciuta dalle società norvegesi e viene istituito un primo standard. Nel dicembre 1975 viene creato il Norsk Skogkattring, il club che ha dato nuovo impulso alla razza. La Federazione Internazionale Felina (FIFe) ha riconosciuto il norvegese nel 1977 e gli ha dato il suo primo standard ufficiale, poi cambiato per evitare confusione con il Maine Coon.

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Welcome D* Violett Valensina vom Ambergarten

Averla con noi è un sogno … la nostra piccola e dolce Violett.

Ringrazio Suse, per aver rinnovato la sua fiducia ed avermi permesso far crescere con noi una gattina stupenda, come Violett.

Noi siamo incantati dalla sua bellezza e dal suo magnifico carattere.

Have her with us is a dream … our small and sweet Violett.

I thank Suse, for giving me renewed confidence and allowing me to grow with us a wonderful kitten, as Violett. We are enchanted by its beauty and its magnificent character.

Welcome N* Tingoskattens Cinderella

 L’avevo vista da quando era piccola e mi piaceva molto. Ma era già prenotata prima della nascita. Poi un colpo di fortuna … e ora lei è qui con noi.

È venuta dalla Norvegia, portando importanti linee di sangue nuove per l’ambra.

Siamo stati tutti conquistati dalla sua bellezza e dalla sua dolcezza.

Brita, grazie per averci dato questa piccola principessa!

I had seen her since she was little and she loved it. But she was already booked before birth. Then a shot of luck … and now she is here with us.

She came from Norway, bringing important new bloodlines for the amber.

We were all conquered by her beauty and her sweetness.

Brita, thanks for giving us this little princess !

Il Norvegese Ambra

 

I norvegesi ambra: un po’ di storia

Cinque febbraio 1992 … sono già passati sedici anni da quando la prima cucciolata “strana” vide il giorno, presso l’allevatrice Sylla Erikers dell’allevamento svedese Wildwood’s.

Questa cucciolata nata da Wildwood’s Humla, femmina blu spotted tabby (NFO a 24) e Amazonas Camilo, maschio black blotched tabby (NFO n 22) era costituita da cinque cuccioli: tre femmine di colore classico e due maschi Wildwood’s Iros e Imer registrati inzialmente come black blotched tabby e blue mackerel tabby.

Questi due gattini assomigliavano a delle gatte squama con una ripartizione dei colori molto particolare.  Le tigrature di Iros e Imer erano rispettivamente di colore nero e blu mentre le regioni che corrispondevano al pelo tabby erano albicocca per Iros e beige chiaro per Imer. L’allevatrice scartò subito l’ipotesi che potesse trattarsi solamente di rufismo.

Numerosi allevatori pensarono all’epoca che la gatta, abitando presso un’amica dell’allevatrice era stata mal sorvegliata e che aveva avuto luogo una seconda monta. Non serviva dunque a nulla approfondire l’argomento, poichè questo genere di problema non si sarebbe probabilmente più riproposto.

I colori ottenuti erano certamente impossibili tra il matrimonio di una blue spotted tabby e d’un black blotched tabby. Ma il mistero rimaneva … In effetti anche se una seconda monta era all’origine di questi colori, quale poteva essere il genitore capace di generare tali colori ? Si arrivò persino a pensare che si trattasse di reali torbie e che il padre biologico fosse rosso.

Ma l’evoluzione del colore non permise più alcun dubbio: in esposizione i giudici decisero che Iros a quattro mesi era golden tabby. La storia non si fermò lì: all’età di un anno, Imer e Iros furono rispettivamente registrati come lilac spotted tabby e chocolate blotched tabby, colori non autorizzati nello standard del Norvegese.

Imer e Iros furono il soggetto di molte polemiche: si assistette ad un’esplosione di nascite negli anni seguenti, di cui si parla meno.

 

Se per alcuni, il colore adulto è acquisito dai 5 mesi, per altri bisognerà aspettare da 12 a 24 mesi. Il colore definito ha bisogno ancora di altri 2 o 3 anni per stabilizzarsi.

Si osservano delle variazioni leggere tra il colore del mantello in inverno ed in estate. Il manto alla nascita subisce le stesse variazioni: alcuni cuccioli ambra nascono in effetti molto scuri, al punto da essere considerati come dei black tabby. Ugualmente il colore dei cuccioli ambra di una stessa cucciolata può evolvere in maniera estremamente variabile tanto in durata che in intensità. I mantelli ambra non diluiti hanno una tinta sia più arancio, sia più caramel. Queste variazioni sono dovute probabilmente ai poligeni del rufismo.

 

Il colore ambra si definisce attraverso sei caratteristiche

 

(1) Il nero diventa albicocca ed il blue beige chiaro. Dei peli scuri rimangono sul dorso, all’estremità della coda ed i peli all’estremità delle zampe.

(2) I segni tabby scuri dei mantelli  tabby si schiariscono.

(3) Il contorno degli occhi resta scuro.

(4) I cuscinetti sono scuri nell’adulto. Solo quelli dei manti tabby sono rosa alla nascita e poi si scuriscono.

 

 

(5) Il naso è rosa per i mantelli tabby e scuro per i manti uniti.

(6) La presenza di bianco può mascherare certi indizi precedenti.

 

Come distinguere un gatto ambra da uno che non lo è

Per fare la distinzione tra un cucciolo ambra ed uno black tabby

Alla nascita il cucciolo ambra è difficilmente distinguibile da un black tabby poer un neofita. Dopo 5 settimane il naso è sempre nero scuro mentre quello di un gattino black tabby ha già il suo colore rosso mattone dal contorno eumelanico. Le facce plantari e palmari si schiariscono contrariamente a quelle di un black tabby mentre i cuscinetti sono scuri per entrambi i mantelli. E’ anche a questa età che le prime modifiche sono osservabili sul mantello : si osserva uno schiarimento della radice del pelo, che gli dona un’apparenza di falso silver e che non esiste in un black tabby. I segni fantasma tabby restano discernibili presso il giovane adulto poi diminuiscono e scompaiono.

Per fare la distinzione tra un cucciolo ambra tabby ed uno black tabby

Tra le righe nere si oseerva un colore marrone-arancio, soprattutto sulla testa e le zampe. Il loro colore è globalment più chiaro e mglio contrastato che quello del cucciolo ambra unito e del cucciolo black tabby. Sulla testa, le due strisce verticali della M tabby sono arancio (beige) nell’ambra tabby (ambra chiaro tabby) dalla nascita contrariamente al black tabby. Il colore del loro nasoè rosa dalla nascita, differente da quello di un ambra unito (scuro) e di un black tabby (rosso mattone cerchiato di nero). I cuccioli ambra tabby nascono con dei cuscinetti rosa e i peli delle facce plantari e palmari sono chiari contrariamente ai cuccioli black tabby. In più i cuscinetti dell’ ambra tabby si scuriscono ma i peli delle facce plantari restano chiari.  Dopo 5 settimane, si notano ugualmente le prime modifiche del colore sul mantello con un arrossamento della radice del pelo.

 

 

 

Traduzione di Francesca Barenghi dal testo del veterinario Marc Peterschnitt.

Si ringrazia vivamente l’amico Marc Peterschnitt per la concessione ad utilizzare le notizie scientifiche contenute nel nostro testo.

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